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Dalla Prefazione del volume "Valtellina: cooperazione e crescita qualitativa", di Alberto Quadrio
Curzio, Presidente del Comitato dei Fondatori della Società Economica Valtellinese.
Due aspetti desideriamo in breve sottolineare per chiarire gli scopi della Società Economica Valtellinese. In primo luogo, la
Valtellina ha notevoli risorse umane e competenze professionali che possono dare un importante contributo alla progettazione
orientativa dello sviluppo della Valle. La SEV ha l'aspirazione di rendere tali competenze più consapevoli e cooperative e quindi
più efficaci nella convinzione che la loro frammentazione, magari anche per ragioni politico-partitiche, le renda deboli.
La Valtellina ha anche molte risorse di giovani qualificati culturalmente che hanno tutto l'entusiasmo del costruire ed ai quali va
dato spazio per fare quello che altri non hanno saputo o potuto fare. In definitiva, le competenze e le energie dei valtellinesi,
spesso riconosciute anche fuori dalla Valle, vanno messe a miglior uso nella loro cooperazione per la Valle.
In secondo luogo, la Valtellina è una valle alpina che sta scivolando, per certi aspetti inavvertitamente, verso modelli di insediamenti civili e
produttivi, di urbanizzazione e di trasporto troppo simili a quelli di una periferia metropolitana. Se tale cambiamento, più
quantitativo che qualitativo, continuerà, alla lunga non aumenterà né il valore aggiunto né la civiltà della Valle che invece potrà
conquistare una sua identità economico-sociale adeguata all'epoca presente e nella tutela delle sue grandi risorse naturali ed
ambientali, solo con uno sviluppo che unisca la tradizione alla crescita qualitativa. Le due tesi precedenti erano già state
delineate in vari nostri passati scritti ed in particolare nel volume "Valtellina: ricostruzione e nuovo sviluppo" del 1989 dove,
riflettendo sulle conseguenze della calamità del 1987, si tracciava anche un percorso al quale l'azione successiva avrebbe potuto
essere improntata.
Spesso ci si è lamentati in Valtellina, sempre sommessamente secondo il nostro costume, per la mancata concessione
dello Statuto di Provincia Autonoma al pari della Valle d'Aosta. Molti elementi storici e geoeconomici avrebbero legittimato questo Statuto di Autonomia, anche se talvolta pare a noi che il ricondurre i problemi irrisolti della Valtellina a quelli della
mancata autonomia sia in parte un ribaltamento ad altri di responsabilità proprie.
Nei fatti, e malgrado le molte occasioni perse, sono ancora oggi possibili e conquistabili molti gradi di libertà nel governo di una provincia come la nostra purché ci sia un
disegno di sviluppo e di cooperazione. Avere uno "statuto giuridico di autonomia" senza avere uno "statuto economico-sociale di
sviluppo" serve a poco. La SEV intende contribuire a delineare uno "statuto economico-sociale" che sia sempre aperto alla
dinamicità di un'area europea come la Padana Lombardia, ma tenga conto delle specificità naturali, territoriali ed
ambientali della Alpina Valtellina.
Con grande soddisfazione abbiamo potuto constatare l'interesse per la SEV, così delineata,
com'è dimostrato dai soci fondatori rappresentanti di istituzioni economiche della Valle. A queste si aggiungono nel Comitato dei
Fondatori personalità della Valle molto affezionate alla stessa, che in passato, come oggi, hanno dedicato tempo, riflessione e
impegno ai problemi dello sviluppo della nostra Provincia.
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